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Le relazioni e le emozioni come basi per un mondo “spettacolare”

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Lorenzo Vailati è un artista digitale che si esprime attraverso diverse discipline artistiche. Per lui l’arte figurativa deve unirsi a molti altri mezzi artistici contemporaneamente per dare vita a una forma nuova.

Ciao Lorenzo, raccontaci un po’ chi sei.
«Ciao! Ho da poco compiuto vent’anni e sono una persona. Ci tengo a ricordarlo perché è una cosa che adoro, mi piace un sacco essere una persona. In secondo luogo posso descrivere più nello specifico questa persona che amo essere: sono senz’altro bizzarro, inquieto, ma anche calmo, pigro, stanco, attivo, oltremodo curioso e colorato. Sogno di non smettere mai di inventare, creare e fare l’arte. Sto studiando anche per diventare maestro di scuola primaria/infanzia. Si tratta di un lungo percorso universitario di 5 anni che mi permette di lavorare con delle piccole personcine che amo quanto me stesso. La figura del bambino ha da sempre influenzato la mia visione dell’arte, i miei processi creativi e la mia intera vita. Anche concetti come disabilità, neuro-divergenze e simili (soprattutto se legate all’infanzia) mi influenzano particolarmente».

Nasci come artista con la poesia performativa, di che si tratta… 
«Con la poesia performativa diciamo che ho un rapporto di odio e amore. Ho iniziato con i poetry slam, che sono delle competizioni in cui sei poeti si sfidano a suon di versi. Mi hanno permesso di esprimere i miei pensieri non solamente attraverso la scrittura, ma anche con il corpo e con la voce. Sono molto grato perché grazie alla poesia mi sono esibito su palchi che non mi sarei mai immaginato di poter sfiorare, come quello della IULM, della CPM o del teatro “Binario 7” a Monza. Credo che il poetry sia un ambiente molto positivo come palestra artistica, luogo d’incontro e confronto, ma a un certo punto ha cominciato a starmi stretto. Non mi piaceva la competizione e dover interagire con tante persone nuove ad ogni serata era psicologicamente provante. Ho avuto bisogno dei miei spazi per rivedere le mie priorità e ora so che voglio continuare a esibirmi con spettacoli da me scritti e progettati, nei quali poesia, arte figurativa, scenografia, musica e molto altro possono coesistere secondo la mia idea di mondo».

E ora digital artist… Se ce ne parli…
«E’ tutto nato per caso! Il mio amico Marco mi stava tatuando e nel parlare mi ha citato un suo amico che fa arte su MS Paint. Si chiama “MemorialPaint”. In quel momento ho pensato che siccome anche io ho sempre usato Paint per divertimento, poteva essere una buona idea cominciare a pubblicare le mie cose. MemorialPaint mi era piaciuto tanto. Lui posta dei disegni in digitale per commemorare personaggi famosi della cultura pop. Quello stesso giorno ho creato “bimbopaint”. Non prende ispirazione da MemorialPaint, è un neologismo che usavo già da tempo per definire i lavoretti che disegnavo col mouse e che tenevo solo per me».

C’è un collegamento tra queste due tipologie artistiche?
«Paint e la poesia si vogliono bene. Sono molto simili, infatti ogni lavoro che posto ha una didascalia che segue la mia poetica e spesso una canzone relativa. Senza scrittura bimbopaint sarebbe molto scialbo. Ho anche intenzione di organizzare degli spettacoli con mostra annessa, durante i quali l’arte figurativa può unirsi a molti altri mezzi artistici».

Come nascono i tuoi contenuti artistici e da dove prendi ispirazione. Le tecniche che usi e gli strumenti.
«Gli strumenti principali sono la tavoletta grafica e le fotocamere, ovviamente unite al computer. Voglio bene a tutti i miei apparecchi digitali, ci sono affezionato. Direi che le relazioni e le emozioni sono la base del mio processo artistico. A livello pratico le fotocamere servono per immortalare momenti che posso aprire in Paint. Le opere quindi non partono da zero, il mio intento è quello di stravolgere completamente le foto che scatto disegnandoci sopra. Fotografia e pittura sono sempre andate di pari passo, come d’altronde il caricaturista Nadar aveva capito da subito. 
La maggior parte delle volte le foto le scatto io, raramente con il cellulare, può anche capitare che mi faccia passare file scattati da altre persone sui loro dispositivi durante un momento trascorso insieme. Ho iniziato ritraendo in maniera bizzarra e astratta gli amici miei, poi tutto ha cominciato ad evolversi. Ho disegnato paesaggi, momenti del passato, me stesso, creato piccole storielle, ritratto persone che ho vissuto per poco tempo e a cui vorrò sempre bene. 
Dopo la fotografia ovviamente arriva il video, per questo bimbopaint in quanto progetto multimediale ha la sua sezione puramente dedicata ai video (perlopiù su YouTube)»

Cosa non deve mancare nelle tue opere.
«L’amore, la malinconia, un po’ di sana ignoranza, il bimbo che vive in tutti noi, i colori».

Qual è il tuo messaggio artistico.
«Non ne sono sicuro e questa domanda mi mette un po’ in crisi, userò delle parole per spiegare quello che voglio trasmettere.
Spontaneità bizzarra, emozioni, amici, accoglienza, infanzia, bacini».

Se hai progetti futuri artistici che vorresti sviluppare.
«Senz’altro sono molto gasato per le mostre che ho intenzione di fare. Mi piace spostarmi, viaggiare, conoscere gente. Proporre le mie cosette in giro è ciò che non vedo l’ora di fare. Anche eventuali collaborazioni con amici artisti mi renderebbero felicissimo».

Una curiosità prima di lasciarci.
«Ho fatto il liceo classico e nonostante tutto riesco ad essere creativo. Ho sempre pensato che il classico possa essere capace di uccidere tante anime creative, ma noi sappiamo resistere».

I link dell’artista

Io e Gabri
Nae
Nonno

Il video realizzato da AsD con le opere dell’artista

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